Audizione di “A Roma, Insieme – Leda Colombini“, presso la Commisione Giustizia della Camera dei Deputati, Mercoledi 10 Marzo 2021, ore 15 .

Da parte dell’Associazione ”A Roma, Insieme – Leda Colombini“ il ringraziamento al Presidente della Commisione Giustizia della Camera e ai suoi membri per aver consentito questa audizione informale. Non è un ringraziamento di maniera.
Un dato fondante della nostra storia quasi trentennale di Associazione di volontariato operante nel mondo carcerario che vede reclusi madri e bambini è stato, e rimane, quello di un rapporto costante con le istituzioni legislative e con il Parlamento.

Nella non breve esperienza dei nostri rapporti con le assemblee legislative, sullo specifico tema della tutela delle relazioni tra detenute madri e figli minori, abbiamo misurato il valore del confronto nella piena consapevolezza della reciproca autonomia dei ruoli e delle funzioni.

Non c’è dubbio che qui parliamo del grado del riconoscimento dell’interesse superiore del bambino, della tutela prioritaria del diritto all’affettivita, e dell’umanizzazione della pena. Al fondo vi sono ragioni, non semplicemente umanitarie, per cui nessun bambino debba vivere i suoi primi anni di vita chiuso dentro una cella.

Era più che maturo il momento cui risale la presentazione della proposta di legge dell’ On. Siani ed altri, con cui si prevede la revisione della legge 62, risalente a 10 anni fa.
Dalla data di presentazione della proposta Siani sono già trascorsi 15 mesi, e quindi rinnoviamo l’auspicio che la Camera dei Deputati proceda all’esame del testo e decida in tempi congrui.

Non è fondato il dato in base al quale nel corso di questi ultimi 10 anni la detenzione di madri e bambini, tra carceri e Istituti Custodia Attenuata Madri (ICAM) si sia drasticamente ridotta e che la tendenza incontrovertibile sia ormai quella di una prossima e definitiva cancellazione del fenomeno. E’ risultata erronea la previsione in base alla quale, per effetto della pandemia e della attuazione del Decreto Emergenza Carceri della primavera 2020, si sarebbe cancellato il fenomeno delle madri e dei bambini in carcere (nel marzo del 2020 I bambini ospiti erano 1, e la notizia ebbe relievo sulla stampa Nazionale). Infatti negli ultimi 6-8 mesi i numeri sono tornati a crescere, a partire dal Nido di Rebibbia. Al 28 febbraio u.s., le madri detenute con i loro bambini erano 30 (Fonte Bollettino del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria – DAP). Alla stessa data presso il Nido femminile di Rebibbia vi erano 5 madri e 6 bambini.
Questa è la situazione attuale.

Pesa oggi fortemente la limitazione della facoltà di acceso delle volontarie e dei volontari al Nido e alle aree verdi di Rebibbia per effetto delle misure anti coronavirus.

Rimando alle soventi e anche recenti raccomandazioni e segnalazioni da parte del Garante Regionale del Lazio, Stefano Anastasia e della Garante del Comune di Roma, Gabriella Stramaccioni, che hanno ad oggetto il controllo e il contenimento dei rischi di contagio da Sars-Cov2 per il personale e per i/le detenuti/e .
Il percorso quasi decennale di attuazione della legge numero 62 è risultato quanto meno contraddittorio ed accidentato.
A provarlo sono le non poche pronunce e i puntuali interventi sia da parte della Corte Costituzionale sia da parte della Corte di Cassazione.

Mi limito qui a richiamare la sentenza della Corte Costituzionale numero 187 del 18 luglio 2019. Con essa si dichiara costituzionalmente illegittima la norma dell’ordinamento penitenziario che vieta per la durata di tre anni la detenzione domiciliare speciale per il genitore condannato nei cui confronti sia stata disposta la revoca di una delle misure alternative. Tale sentenza ha un particolare rilievo per l’intensità con cui essa prende in considerazione l’interesse superiore del bambino di età inferiore ai 10 anni.

Una ragione non secondaria che spinge la nostra Associazione a sostenere la proposta di legge firmata dall’On. Siani ed altri, è proprio il modo articolato e concreto con cui le proposte di modifica mirano tutte a tutelare e realizzare l’interesse superiore del bambino nella ricerca e nel raggiungimento del complesso equilibrio tra diritti del bambino-affettività-legge penale-sicurezza.

Il testo della relazione che accompagna la proposta di legge Siani è chiaro circa la valutazione degli ICAM che “per la loro stessa natura mantengono una connotazione tipicamente detentiva”.

Proprio questo tipo di indicazione legislativa, accompagnata da una intelligente funzione del Magistrato di sorveglianza, è in grado di realizzare la migliore condizione perchè il carcere sia veramente fuori dalla prospettiva di vita di ogni bambino.
Per anni si è discusso di realizzare e persino di completare lavori di insediamento di un ICAM in un area strettamente congiunta all’Istituto penitenziario di Rebibbia.

A questo riguardo l’Associazione, con Leda Colombini ancora vivente, non ha mai nascosto una ferma contrarietà all’ICAM attraverso prese di posizione pubbliche e iniziative unitarie, tutte ampiamente motivate e non ideologiche.
Abbiamo invece motivato alternative credibili e realizzabili quali le Case Famiglia Protette.
Questo lo abbiamo sostenuto apertamente anche in momenti in cui la cultura e la spinta carcerocentrica e securitaria apparivano ridurre ai margini le speranze e le attese per una stagione di riforme di umanizzazione della pena e di una giustizia improntata a veri valori di difesa della dignità della persona.
Qui tocco il terzo nodo della proposta Siani che per noi è un punto importante e di svolta: l’apertura e la scelta netta a favore delle Case Famiglia Protette.

A tale riguardo la scelta della legge n. 62 era risultata miope, timida e contraddittoria. E via via la praticabilità delle Case Famiglia protette si è dimostrata strada difficile e povera di risultati.
Il “senza oneri per lo Stato” esplicitamente sancito nella legge n. 62, rispetto agli obiettivi che pur si dichiaravano di voler realizzare, si è dimostrato un vero controsenso.

Nonostante questo, due isolatissime esperienze di Case Famiglia protette (Roma e Milano) hanno mostrato notevolissime potenzialità.

Una vera innovazione è contenuta nel comma 322 dell’ultima legge di Bilancio 2021-23 che istituisce per i tre anni un apposito fondo di 4.5 Milioni di Euro per la predisposizione delle Case Famiglia protette e di Case Alloggio.
In occasione della presente audizione vogliamo esprimere l’auspicio sincero e manifestare il nostro impegno concreto affinchè l’attuazione di quanto stabilito con legge di Bilancio abbia pronta e piena attuazione. A partire dall’indicato Decreto del Ministro di Giustizia da adottarsi di concerto con il Ministro dell’Economia e sentita la Conferenza unificata. Secondo quanto stabilito dalla Legge di Bilancio tale decreto doveva essere emanato entro 2 mesi.
Siamo molto interessati ad essere informati di come procede l’attuazione di quanto disposto a riguardo dalla Legge di Bilancio approvata a fine Dicembre 2020.

Nel rispetto delle funzioni e delle distinzioni dei ruoli come Associazione di volontariato intendiamo conoscere e dare il nostro contributo in riferimento ai contenuti del Decreto.
Ci interessa in particolare la determinazione dei criteri di ripartizione delle risorse (oggettivamente limitate) che vedano la prioritaria assegnazione dei fondi per la costituzione di Case Famiglia protette in modo da garantire la massima tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori. Garanzia data proprio dalla loro natura che assicura l’esecutività della pena all’interno di una dimensione costituita da un numero ridotto di madri con i loro bambini e quindi certamente più idonea allo sviluppo psicofisico del minore. Nella stessa normativa di legge di Bilancio, si fa riferimento anche ai requisiti delle Case Famiglia protette, richiamando il DM 8 marzo 2013 che doveva dare attuazione alla legge 62 del 2011.
Anche questo è un capitolo importante per dare corpo alla vera innovazione che la recentissima normativa prevede.
In questo modo unitamente ad una rapida trasformazione in legge della proposta Siani, da noi condivisa nel suo spirito e nei suoi specifici contenuti, potremmo dire che nel 2021 “a 10 anni” dalla legge 62, l’Italia finalmente raggiunga l’obiettivo: “nessun bambino varchi la soglia di un carcere”.

Gustavo Imbellone Roma, 10 Marzo 2021

#linfanzianonsiincarcera!

Con l’approvazione del nostro emendamento alla legge di bilancio, promosso con A Roma,
Insieme-Leda Colombini, abbiamo finalmente posto le basi per garantire l’accoglienza di
detenute madri con i loro bambini al di fuori delle carceri. Se ne parlava da anni, oggi
abbiamo ottenuto questo primo risultato.
Adesso occorre che le risorse destinate con la legge di bilancio vengano investite
correttamente, con l’approvazione del relativo Decreto da parte del Ministero della
Giustizia.
Il percorso che abbiamo aperto richiede ulteriori misure di sistema, fondamentali per
garantire che i piccoli non varchino più le soglie di un carcere. Questo obiettivo nel 2021
deve rappresentare una delle priorità di Governo e Parlamento.
Per questo ci rivolgiamo al Presidente e ai capigruppo in Commissione Giustizia della
Camera, perché venga avviato prima possibile l’iter parlamentare sulla proposta di Legge
2298, depositata dall’ on.le Siani, in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli
minori.
A questo punto non ci sono più scuse per non calendarizzare una proposta di legge che
giace in Parlamento da più di un anno!
Cittadinanzattiva

Consegna dei pacchi alimentari

L’Associazione A Roma Insieme, grazie al vostro contributo, è riuscita anche questo Natale a consegnare i pacchi alimentari per le famiglie delle detenute madri di Rebibbia. Con la speranza che nel 2021 nessun bambino varchi più  la soglia di un carcere, vi auguriamo buone feste.

BASTA BAMBINI IN CARCERE! SUBITO UN FONDO PER INIZIARE A FARLI USCIRE

COMUNICATO STAMPA 

Ancora troppi bambini varcano la soglia delle carceri italiane. 

Sono 33 i bambini presenti nelle carceri italiane al 30 ottobre 2020, costretti a vivere e crescere in una  condizione assolutamente inadeguata e rischiosa, che ne mina il benessere psicologico emotivo e fisico. 

Per loro chiediamo che si inizi a costruire un futuro diverso. Da oggi. 

Le nostre organizzazioni, consapevoli dell’urgente necessità di rendere applicabile la legge 62/11, che  disciplina la condizione delle madri detenute con al seguito i propri bambini, hanno visto nella Legge di  Bilancio un’opportunità per iniziare a costruire un futuro diverso per loro. 

Aromainsieme, Cittadinanzattiva, Gabbianella, Terre des Hommes e ACAT chiedono che sia approvato  dalla Commissione Bilancio della Camera l’emendamento alla Legge di Bilancio, a prima firma Siani e  sostenuto tutti i gruppi di maggioranza, per la creazione di un Fondo per l’accoglienza delle madri detenute  con i propri figli, al di fuori delle strutture carcerarie. 

L’emendamento prevede che siano destinati a tale Fondo 1.500.000 di euro all’anno per tre anni a partire dal  2021.Queste risorse serviranno per coprire le spese di accoglienza delle donne e dei loro bambini, fuori dal  carcere, così che possano essere trasferite sia in Case Famiglia Protette sia in Comunità alloggio mamma /  bambino già presenti su tutto il territorio nazionale. 

Il Fondo rappresenta un importante punto di partenza per garantire ai bambini una vita fuori dal carcere  assieme alle loro mamme. 

L’approvazione di questo emendamento porrà le basi concrete per iniziare a cambiare le condizioni di vita  di molti bambini che oggi stanno pagando il prezzo di un sacrificio inaccettabile e permetterà di avviare un  percorso di definitiva soluzione del problema” afferma Laura Liberto, coordinatrice nazionale della rete  Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva. 

Avere un Fondo dedicato per permettere percorsi di accoglienza di bambini con le mamme fuori dal  carcere è un traguardo importante anche se molto resta ancora da fare. Sono diverse e complesse, infatti le 

cause per le quali tanti bambini sono costretti a vivere la privazione della propria libertà. Per questo  l’impegno di Terre des Hommes proseguirà anche nel futuro per cercare di fare sì che tutte le misure utili  ad evitare questa penosa soluzione siano messe in campo”. Afferma Federica Giannotta, Responsabile  Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes. 

Aprire le porte delle Case Famiglia, ancora poco utilizzate, nonostante la L.62/11 lo preveda, è un passo  avanti importante. Il potere pubblico oggi non può dimostrarsi assente o disattento sul tema attualissimo  della umanizzazione della pena, in presenza di madri e bambini.” Dichiara Giovanna Longo, presidente di A  Roma, Insieme. 

I figli delle detenute sono bambini fragili, per cui frequentare precocemente la scuola dell’infanzia è vitale e le detenute madri sono donne che hanno anch’esse bisogno di ricevere educazione e formazione per  diventare libere ed autonome. Si ritiene che questa formazione sia maggiormente favorita in casa-famiglia  piuttosto che in carcere o in Icam. Chi alle case famiglia non potrà accedere, per il divieto del giudice, ha  comunque diritto alla frequenza della scuola dell’infanzia per i propri figli e ad una formazione per sé“.  Ricorda Carla Forcolin, presidente de La Gabbianella. 

“La crescita e lo sviluppo dei bambini dipendono da tantissimi fattori, ma tra i più importanti vi è  sicuramente la libertà. Solo la libertà insegna ai bambini ad effettuare scelte e ad essere responsabili. Una  educazione completa e libera è sicuramente la base per avere cittadini migliori domani che saranno  realmente padroni della propria vita.Sostiene Massimo Corti, Presidente ACAT. 

Associazione A Roma, Insieme 

Giovanna Longo 

Presidente 

aromansieme@gmail.com 

Fondazione Terre des Hommes Italia onlus – Ufficio stampa 

Rossella Panuzzo 

r.panuzzo@tdhitaly.org 

Cittadinanzattiva APS – Ufficio stampa 

Alessandro Cossu: 3483347608 

Aurora Avenoso: 3483347603 

stampa@cittadinanzattiva.it 

www.cittadinanzattiva.it 

La Gabbianella e altri Animali 

Carla Forcolin 

Presidente 

info@lagabbianella.org 

ACAT – Ufficio Stampa 

Azione dei Cristiani per l’’Abolizione della Tortura  

e-mail ufficiostampa@acatitalia.it

#linfanzianonsiincarcera!  Approvato l’emendamento alla Legge di Bilancio, promosso da Cittadinanzattiva e A Roma Insieme-Leda Colombini

Comunicato stampa                                                                   Roma, 21 dicembre 2020

 

#linfanzianonsiincarcera!  Approvato l’emendamento alla Legge di Bilancio, promosso da Cittadinanzattiva e A Roma Insieme-Leda Colombini, per garantire l’accoglienza di mamme detenute con bambini al seguito al di fuori degli istituti penitenziari.

 

“Siamo davvero soddisfatti per l’approvazione del nostro emendamento, un risultato che fornisce una prima risposta concreta al superamento definitivo di un paradosso gravissimo e trascurato, probabilmente perché riguarda piccoli numeri e perché ha a che vedere con madri e bambini di solito provenienti da condizioni di marginalità”. Queste le dichiarazioni di Laura Liberto, coordinatrice nazionale rete Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. 

“Da lungo tempo Cittadinanzattiva è impegnata nella costruzione di soluzioni definitive al problema della presenza di bambini piccoli, ristretti negli istituti penitenziari assieme alle madri detenute. Ci siamo battuti per l’adozione di misure di sistema che non fossero soltanto legate all’emergenza sanitaria che ha investito pesantemente le carceri italiane, ma volte a creare le condizioni perché nessun bambino debba più provare l’esperienza della detenzione. Per questo, in collaborazione con l’Associazione A Roma Insieme Leda Colombini, abbiamo formulato una proposta di emendamento alla Legge di Bilancio che, con l’istituzione di un fondo dedicato, garantisse le risorse necessarie ad assicurare a tutti i nuclei mamme-bambini l’inserimento  in case famiglia protette ed in case  alloggio già operative sul territorio, quindi al di fuori di ogni contesto detentivo, che sia la sezione nido di un carcere oppure un istituto a custodia attenuata per detenute madri”.

“La sinergia sperimentata in questa occasione tra due soggetti del volontariato, A Roma Insieme e Cittadinanzattiva, è la prova che la società civile organizzata può stimolare positivamente le istituzioni per un quadro di regole più umane e rispettose della dignità dei minori e dei cittadini sinergia. Questo è un risultato importante che si iscrive lungo un percorso ancora non breve, per rendere l’ordinamento penale italiano pienamente rispondente ai livelli di civiltà” così dichiara Gustavo Imbellone di A Roma Insieme- Leda colombini. 

“Oggi abbiamo conseguito una piccola grande vittoria, e ringraziamo l’Onorevole Paolo Siani, primo firmatario dell’emendamento ed i Deputati di tutti i partiti della maggioranza che hanno voluto sottoscriverlo”, dichiarano le due organizzazioni. “Proseguiremo questo percorso con la stessa determinazione perché la misura venga attuata efficacemente e perché davvero i più piccoli non facciano mai più ingresso in carcere”.

 

 

 

Leda Colombini 6 dicembre 2011

Leda Colombini (10 gennaio 1929 – 6 dicembre 2011)

Oggi, nel giorno in cui ricorre l’anniversario della morte di Leda (6 dicembre 2011),  i volontari di A Roma, insieme vogliono ricordarla con le sue stesse parole. Fu lei, infatti, a raccontare al professor Francesco Piva, alcuni dei momenti più intensi e rivoluzionari della sua esistenza. 

Il brano che segue è tratto dal volume “La storia di Leda, da bracciante a dirigente di partito”, Francesco Piva, Franco Angeli, 2009.

“ Nel 1950 abbiamo fatto in tutte le province le assise delle mondine e mi ricordo sempre quella fatta a Modena. Ho concluso quell’assemblea e, ad un certo punto, mentre stavo parlando, ho sentito un tramestio sul palco: siccome io avevo ricordato la violenza della polizia e gli operai morti, la polizia bloccò tutte le uscite del teatro e voleva arrestarmi subito, proprio lì, il segretario della Camera del lavoro e tutti gli altri dirigenti naturalmente dissero: “No, ora la fate finire e poi dopo…”. Sai, allora ti processavano per direttissima e ti davano come minimo due anni! Ma lì mi hanno salvato le mondine. Quando ho finito il discorso, mi hanno tirato giù la crocchia di capelli, mi hanno dipinto le labbra, mi hanno truccato, invece del mio cappotto me ne hanno messo un altro…insomma, mi hanno trasformata e alla fine mi hanno detto: “Vai, vai”. Siamo quindi passate davanti a due poliziotti che sorvegliavano le uscite e non mi hanno riconosciuto! Quindi ci avviamo… e poi, c’era una compagna che mi assomigliava un po’…sai queste facce quadrate, emiliane, che un po’ si assomigliano, almeno nei tratti…avevano preso questa Adele e dicono: “Lei è Leda Colombini?” – “No, io non sono Leda Colombini” – “Lei è Leda Colombini!”. Quindi hanno fermato questa Adele convinti che ero io; intanto io invece ero arrivata alla Camera del Lavoro. Lì c’era un passaggio che, scendendo, andava in un garage. Il tipo del garage disse: “questa è la bicicletta, monta e vai!” – “Ma dove vado?”; “Tu vai!”. Allora andai e dopo un paio di km fatti con questa bicicletta, qualcuno mi si accostò con la macchina e disse: “Lascia la bicicletta”. Sulla macchina c’erano i miei appunti, la mia borsa, il mio cappotto, tutto quanto…e così mi portarono a Bologna a prendere il treno”.