Il 10 gennaio del 1929 nasceva Leda Colombini

“Si compiono molte grandi azioni nelle piccole lotte. Vi sono coraggi ostinati e ignorati che si difendono a palmo a palmo nel buio contro la fatale invasione delle necessità e delle turpitudini. Nobili e misteriosi trionfi che nessuno sguardo vede, che nessuna celebrità ricompensa, che nessuna fanfara saluta. La vita, la sventura, l’isolamento, l’abbandono, la povertà, sono campi di battaglia che hanno i loro eroi; oscuri eroi talvolta più grandi degli eroi illustri”.

Les Miserables, Victor Hugo

 

Il 10 gennaio del 1929, a Fabbrico di Reggio Emilia, nasceva Leda Colombini, oggi ricordiamo la sua nascita, la sua vita e, soprattutto, il suo ostinato coraggio.

Perché nessun bambino varchi la soglia di un carcere, ieri come oggi. 

I volontari e le volontarie di A Roma Insieme

Buon Natale!

A nome di tutte le volontarie e i volontari della nostra associazione, di tutte le donne detenute presso la Casa Circondariale di Rebibbia Femminile nonchè delle madri ristrette con i loro bimbi presso la Sezione Nido del medesimo istituto, delle famiglie con grave disagio economico che da anni sosteniamo sia con sussidi alimentari che con l’accompagnamento ai servizi territoriali, vogliamo ringraziare tutte le amiche e gli amici di “A Roma, Insieme – Leda Colombini ODV” che ci hanno sostenuto in innumerevoli modi.

Le donazioni e la partecipazione alle attività sono linfa vitale, per la nostra associazione, al fine del proseguimento di quell’impegno sociale che si fonda sui più sani valori della solidarietà.

Questi ultimi due anni sono stati, anche per noi, tra i più difficili e non ci sono mancati momenti di sconforto. Ma a volte sono proprio questi i momenti in cui si raccolgono le energie migliori per continuare e si aprono nuove relazioni e nuove prospettive per il futuro.

Nel nostro piccolo, noi non desistiamo e questo è solo grazie a tutti e tutte voi!

Un grazie sincero dal cuore pulsante di “A Roma, Insieme – Leda Colombini ODV”

I nostri auguri più sinceri per serene feste e il nuovo anno 2022

A Leda Colombini, dieci anni dalla scomparsa

“La tua creatura alla quale hai dato il nome più bello: “A Roma insieme” mi ha permesso di conoscere realtà piene di speranze, di voglia di vivere e di riscatto sociale. Uno dei più bei ricordi è quello di quando siete venuti tutti, accompagnatori e bambini, a pranzo per Natale, qui a casa mia. Avevo cucinato la polenta perché sapevo che ti piaceva tanto! L’allegria era il suo contorno. Questa è la forza dell’Associazione che ha dato, dà e darà sempre energia di cui ognuno/a di noi ha estremo bisogno. 

Grazie Leda”  . Misa Chiavari

A Leda Colombini, a dieci anni dalla tua scomparsa, il tuo ricordo continua a vivere dentro il nostro impegno.

Affinché nessun bambino varchi la soglia di un carcere.

Le volontarie e i volontari di A Roma Insieme

Roma, 6 dicembre 2021

 

Tante Piccole Scintille

Tante piccole scintille che, unendosi, hanno creato un fuoco che tutt’ora rimane accesso.

⇒ di Laura Rissone ≈ Gli Altri Siamo Noi

“Gli altri siamo noi” prosegue il suo viaggio tra le piccole associazioni e cooperative solidali che operano nella nostra penisola, questo mese è la volta di A Roma Insieme – Leda Colombini dalla “voce” della volontaria Marica Fantauzzi, ringrazio la presidente Giovanna Longo per la cortese collaborazione.

Qual è stata la “scintilla” che ha portato alla fondazione della vostra associazione e quali sono i suoi fini principali? Quale sia stata la scintilla che ha fatto nascere “A Roma Insieme-Leda Colombini” nel 1992 è difficile dirlo. Ripensando al passato, vengono in mente tante piccole scintille che, unendosi, hanno creato un fuoco che tutt’ora rimane acceso. Chi si accorse per prima di queste scintille fu Leda Colombini, bracciante, partigiana e parlamentare della Repubblica. Mise insieme una piccola squadra di persone, tra volontari e operatori e fondò un’associazione per combattere l’ingiustizia dei bambini reclusi con le loro madri. Questa battaglia, negli anni, si è allargata sino a includere la difesa dei diritti fondamentali dei bambini, delle madri e delle loro famiglie, dentro e fuori le carceri del Lazio.

La rubrica “gli altri siamo noi” va alla ricerca delle piccole realtà sociali e solidali della penisola, essere “piccoli”  – e quindi con un raggio d’azione in un territorio circoscritto – comporta vantaggi o svantaggi? A Roma Insieme è una piccola realtà associativa e in quanto tale, ha meno risorse di enti no–profit che lavorano su scala nazionale, ma a fronte di trent’anni di attività, ha saputo muoversi e condensare le energie che aveva a disposizione. Ci sono volontari che hanno accompagnato l’associazione sin dalla sua nascita, altri che sono rimasti per poco, altri che si affacciano ora. Essere piccoli in un mondo di grandi, anche all’interno del carcere, ha fatto sì che il sostegno avvenisse sempre in maniera diretta, mantenendo costante il rapporto di fiducia con i bambini e le loro famiglie.

Quale progetto e/o attività può essere definito il vostro “fiore all’occhiello” e quale sperate di tirar fuori un giorno dal cassetto? In questi anni le principali attività sono avvenute all’interno del carcere di Rebibbia e all’interno di Regina Coeli. I sabati di libertà sono dei giorni dedicati interamente al bambino, in cui la madre detenuta affida il proprio figlio ai volontari che, dalla mattina alla sera, lo portano fuori dal carcere.

L’associazione ha sempre tenuto presente quanto la genitorialità all’interno del carcere fosse difficile da portare avanti, motivo per cui ha attivato laboratori di musicoterapia e arteterapia che avevano l’obiettivo di rafforzare il legame madre – figlio, anche se in un luogo di privazione delle libertà.

 

I continui colloqui con le detenute, i corsi di falegnameria sociale, i laboratori di formazione con professionisti di diversi settori, le feste di compleanno, Natale e della Befana, sono tutte istantanee di una storia lunga, fatta di estremo dolore ma anche di estrema gioia. Creare un ponte che fosse abbastanza solido da sostenere ogni storia e abbastanza trasparente da poter collegare il mondo di fuori con il mondo di dentro, è sempre stato il tentativo.

Avendo appurato quante difficoltà affrontano le donne recluse, anche una volta uscite dal circuito penitenziario, in futuro c’è l’idea di creare una casa di accoglienza dedicata interamente a loro. Si spera un giorno di poterle sostenere, in maniera sempre più strutturata, nel loro cammino verso la libertà.

In base alla vostra esperienza, la vita delle associazioni nel nostro paese è sostenuta oppure ci sono delle difficoltà che ne impediscono la crescita e in alcuni casi la sopravvivenza? In questi mesi, in Parlamento, è stata depositata una proposta di legge (Legge Siani) per far sì che le madri recluse con i propri figli possano scontare la pena al di fuori delle mura del carcere, accolte in case-famiglia. Non è dato sapere quando le istituzioni decideranno di porre fine a queste e altre ingiustizie che avvengono all’interno dei penitenziari italiani. In attesa che questo avvenga, quello che possiamo fare, anche se a fatica e col fiatone, è “continuare in ciò che è giusto”.
La pandemia sanitaria e le conseguenti restrizioni, quanto hanno influito sulle vostre attività, e come siete riusciti a proseguire? Durante la pandemia l’ingresso al carcere è stato fortemente limitato, sia per i familiari dei detenuti, sia per i volontari. Questo ha portato l’associazione a orientare la propria attività verso le famiglie delle detenute, partendo dalla raccolta dei pacchi alimentari, sino all’orientamento legale per accedere ai buoni spesa e alle graduatorie per le case popolari.
In conclusione, ci chiedete di porvi una domanda, che vi rigiriamo: qual è stata la vostra scintilla? Rispondo volentieri alla vostra domanda con le parole di Giuseppe Rissone, uno dei fondatori di questo progetto: Sono davanti a una grossa pedana con le ruote, a fianco pile di libri da disporre, non a caso, ma con criterio, nello specifico un’esposizione delle ultime novità librarie. Il collega con cui devo eseguire questo lavoro inizia a collocare i volumi con frenesia, senza calcolare gli spazi e le grandezze, cerco di fermarlo, come risposta ricevo un secco: datti una mossa… Conclusione, la fretta ha raddoppiato il tempo di esecuzione, il primo tentativo di sistemazione a tempo di record fallisce, si deve rifare tutto… Sono tornato a casa con una dose di rabbia indescrivibile, per sfogarla ho acceso il pc e aperto un blog, il nome non poteva che richiamare il tanto amato animaletto – per diversi anni ho lavorato come educatore al Centro Ragazzi Il Bradipo di Torino – ed ecco in pochi minuti sbarcare sul web bradipodiario, era l’8 novembre del 2008…