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PARLA CON NOI

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Una sera qualunque, guardando per la centesima volta il film di Pedro Almodovar ‘Parla con lei’

e rivivendo le stesse emozioni mi è balenata l’idea furtiva di dialogare con le detenute in maniera semplice e serena, senza giudizi e pretese di rieducazione,

ma incontrandole e vivendole solo come donne, conoscenti, amiche…. e come amiche raccontarci le nostre storie

senza filtri né giudizi, ma spensieratamente. Se tra noi fuori funziona davanti a una tazza di tè o di cioccolata o del buon vino, perché non deve funzionare con loro?

Togliamo il vino che all’interno del carcere non può entrare, e passiamo un pomeriggio da brave signore sorseggiando tè.

Che centra Almodovar? E’ la chiave di tutto: nel film la ragazza viene tenuta in vita dall’amore, dalle parole e dai racconti dell’esterno e riesce a sopravvivere e rinascere, così, dopo questi confronti, anche le nostre donne detenute forse riusciranno a non sentirsi tanto sole, amareggiate, impossibilitate a qualsiasi tipo di riabilitazione ma semplicemente donne, madri, figlie e mogli con tanti problemi, come tutte noi. Gli scritti delle volontarie ne faranno un diario di bordo, alla fine chissà, tutte noi saremo un po’ più ricche umanamente.

Giovanna Longo

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IL NOSTRO 8 MARZO

di Marica Fantauzzi

L’8 marzo le donne del mondo hanno scioperato. C’era chi lo ha fatto per strada, chi sul luogo di lavoro, chi con in braccio un figlio, e chi da dentro un carcere.

“ Fuori da qui le donne di tutto il mondo si sono organizzate per scioperare affinché i propri diritti siano rispettati. Voi per quali diritti vorreste scioperare?”

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QUALE SAREBBE PER VOI IL CARCERE IDEALE?

di Martina Sautelli

La prima volta che partecipavo ad un progetto di questo tipo, la prima volta che mi confrontavo con loro che per tanto tempo ho immaginato e per tanto tempo ho pensato a cosa poter loro chiedere, per tanto tempo ho pensato di cosa con loro avrei potuto parlare e all’improvviso, una volta entrata nel nido di Rebibbia, tutti i pensieri che avevo fino a pochi istanti prima, sono svaniti. Un nodo alla gola, il mio immedesimarmi in loro e cercare di capire se al loro posto ce l’avrei fatta!

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CULTURE DIVERSE

di Giovanni Giustiniani

Conosco molto bene la realtà del carcere di femminile di Rebibbia, perché da anni mi occupo dei bambini che vivono lì con le loro madri. Sono stato invitato da Giovanna e Mariarita a partecipare a questo incontro di “Parla con noi”. Normalmente questi confronti si svolgono su tematiche femminili. La maggior parte delle detenute sono di etnia rom, la loro cultura è prettamente maschilista, il ruolo della donna è quello di fare figli, occuparsi della casa e portare i soldi a casa in qualunque modo. Dunque sono succubi totalmente dell’uomo.

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LA MIA PRIMA VOLTA IN CARCERE

di Antonella Picarella

Sabato per la prima volta varco la soglia del carcere femminile di Rebibbia.

Le sensazioni sono un mix di agitazione, eccitazione, curiosità, nervosismo, avevo mille dubbi, mille domande. Come si svolgerà l’incontro? Cosa posso dire a queste donne per cercare di entrare in contatto con loro? Sarò all’altezza di farlo?

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ALCUNE EMOZIONI…

di Alberto Mari

Alcune emozioni…

La chiusura automatica della porta blindata.

L’ordine rigoroso degli esterni.

L’assenza di “cose” non funzionalmente necessarie, comprese persone ed animali.

Il ruolo di ciascuna persona incontrata è chiaramente definito….

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MI PRESENTO, SONO CRISTINA

Testimonianza di una detenuta

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MEGLIO LA NATURA O LA MUSICA?

di Costanza Zucconi

In una delle giornate più afose dell’anno nell’ora più calda della giornata ci incontriamo con Mariarita, Donatella e Martina per questo programmato colloquio con le Mamme del Carcere. Non è il mio primo ingresso a Rebibbia, ma è il primo incontro con le mamme mentre i loro figli stanno al mare con l’Associazione. Il tema dell’incontro sarà o sarebbe La Natura, dovremo aiutarle a farci raccontare il senso che ha questo per loro e se sono a conoscenza di erbe officinali o medicine naturali che usavano le loro nonne per curare.

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UNA CHIACCHIERATA TRA RAGAZZE

di Luana Enei

Arriva finalmente il 30 Luglio, giorno in cui entrerò a Rebibbia per una “chiacchierata tra ragazze”, così Giovanna mi ha descritto l’incontro la prima volta che ci siamo sentite, il tema sara il razzismo, un tema importante e immagino particolarmente importante per tutte noi.

Quando arrivo davanti al cancello ci sono già Giovanna e Mariarita, dopo i saluti e qualche risata entriamo, solito rito di controlli …

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INCONTRO

di Carla Molino

La prima volta che sono entrata nel carcere femminile è stata un’esperienza decisamente diversa, infatti, nel mio immaginario lo vedevo come un luogo buio e triste, e indubbiamente in altri luoghi lo sarà senz’altro invece dove ci hanno accolto è una stanza luminosa e piena di colori con le tipiche caratteristiche di un asilo d’infanzia

Li, ho incontrato le varie donne, mamme dei bambini che già conoscevo; Mariarita ha iniziato la riunione ponendo un quesito…

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I SOGNI SFIORATI A REBIBBIA

di Marica Fantauzzi

“ Voi ce l’avete un sogno nel cassetto? Da piccole, cosa sognavate? ”

Le donne iniziano a ridere, si guardano l’un l’altra. Una di loro, capelli lunghi e sguardo severo ci guarda e sogghignando risponde: “ Oh si, certo che sognavo! Sognavo di trovare una casa piena di diamanti e un uomo ricco! O di saper rubare, ecco si…se sapevo rubare magari non stavo qui!” Risate generali, nessuno di loro sembra voler prendere sul serio la domanda. La donna dai capelli lunghi improvvisamente si fa seria e smettendo di ridere dice : “ Voi pensate che i bambini italiani e i bambini zingari abbiano veramente gli stessi sogni?

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LIBERTÀ

di Donatella Proietti

La libertà ha il colore celeste, celeste chiaro o bianco o rosso o i colori dell’arcobaleno o quelli più dimessi del grigio chiaro. La libertà ha colori diversi, a seconda dello stato d’animo di queste mamme detenute, riunite in una stanza, detta nido, del carcere di Rebibbia.

La libertà è partecipazione, diceva un canta-poeta, ma partecipazione a cosa?Il senso della libertà è relativo e, come dice una di queste donne, non è soltanto fuori di qui, ma è anche sentirsi liberi di vivere i propri affetti, la propria famiglia.

Oppure, sempre secondo lei, rubare 60000,00 euro e fare la bella vita.

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IL NOSTRO 25 APRILE

di Laura  Fersini

Entro nel nido di Rebibbia in punta di piedi.

Ci sono stata altre volte per qualche festa di compleanno e conosco il carcere per una lunga esperienza di volontariato in altri reparti, ma sento che qui, adesso, la situazione è diversa.

La presenza di Donatella, Giovanna e Mariarita, che conosco bene da anni, mi rassicura.

Insieme con una decina di donne, alcune con in braccio il loro bambino, ci sediamo intorno al piccolo spazio destinato a ludoteca; le sedie sono a misura di bambino di tre anni;

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L’AMORE

di Stefania Iannilli

Entrare al nido di Rebibbia mi procura ogni volta un groviglio di emozioni, il più delle volte (sempre) contrastanti, che una pensa: ma come si fa ad essere felici di passare un pomeriggio – di sabato poi, che dovrei essere al mare – in un posto così? che senso ha passare qualche ora a chiacchierare con delle donne sopraffatte dal disagio di vivere lì con i loro figli più piccoli? in solitudine e lontano dagli altri figli, dai mariti e da tutto ciò che le aspetta fuori?
E soprattutto, che potrò mai dire loro? che valore possono avere le mie parole o i miei sorrisi o i miei tentativi di ascolto di storie e di vite che mi sono distanti in tutto?

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SENZA OCCHIALI DA SOLE

di Paola Zambardi

Oggi entro a Rebibbia non per prendere i bambini e portarli fuori per l’intera giornata, ma per passare una parte del pomeriggio con le loro mamme. Conversazione tra donne. Alcune di loro le conosco di vista; con qualcuna ho scambiato qualche parola; ma la maggior parte non le conosco. Entriamo nella sezione “nido” dopo le rituali fasi di riconoscimento. Ci apre l’agente di custodia che ci accoglie con un sorriso. Ci viene incontro la puericultrice, anche lei ci sorride e scherza con Giovanna. Vista la bella giornata di sole, possiamo stare in giardino. Le detenute lo hanno pulito e riordinato.

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LA GIRAFFA

di Maria Rita Valentini

Sono seduta su un gradone di cemento. Sono poco più delle quindici e me ne sto qui da mezz’ora guardando il telefono. Dal gradone posso tener d’occhio il portone di Rebibbia.

Ho un appuntamento alle quindici e trenta e temendo di arrivare puntuale sono qui con troppo anticipo.

Sono seduta su un gradone di cemento. Sono poco più delle quindici e me ne sto qui da mezz’ora guardando il telefono. Dal gradone posso tener d’occhio il portone di Rebibbia.

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IO, VOI E ME STESSA

di Pierlucia Colaci

È la seconda volta che entro in carcere. Ma questa volta sarà diverso. Non mi fermerò sulla porta ad aspettare che ci vengano affidati i bambini per l’uscita del sabato, non saranno quei pochi minuti di scambio tra mamme, puericultrici e agenti, che pure porta dietro, dentro di me, il suo bel vissuto. Questa volta, mi dico, sarà diverso, perché entrerò nel loro mondo, avrò un contatto ravvicinato con le mamme, che sono anche donne, e sono altre mille cose che io non conosco. E questa mancanza di “conoscenza” da un lato mi spaventa, dall’altro mi incuriosisce. E non so quale potrà essere la giusta modalità per entrarci in contatto. Cosa posso dire? Cosa posso chiedere?

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IL MATRIMONIO

di CATHERINE PERRIGAUD

Oggi vado al nido di Rebibbia per un incontro con mamme detenute. E’ da giorni che ci penso, chiedendomi se e come prepararmi a questo incontro. La punta d’ansia che si è annidata in me si riassume nella domanda “ma e se non sapessi che cosa dire, se non avessi parole davanti a loro”. Sono andata diverse volte al nido in occasione di compleanni o di feste varie, ma c’erano sempre i bambini che facevano da filo conduttore alle chiacchiere con le mamme. Oggi però è sabato, i bambini più grandicelli sono usciti, e mi ritrovo con le mamme per parlare di altro che dei loro figli.

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UN POMERIGGIO TRA DONNE

di Alice Manfroni

Si apre un pesante portone blù ed entriamo nel carcere; lasciamo le borse, controllano i nostri documenti, ci danno un cartellino, passiamo sotto al metal detector e ci dirigiamo verso l’edificio del nido. Un’agente ci accompagna all’entrata e apre con le chiavi la porta di ferro; per un attimo il carcere sparisce. Un’atmosfera colorata ci accoglie, alcune donne scherzano con Giovanna, dolcetto o scherzetto? Il corridoio con le pareti disegnate e colorate era totalmente inaspettato. Lasciamo di nuovo i nostri nomi all’agente e poi cominciamo a preparare la stanza dei giochi per iniziare la chiacchierata del pomeriggio.

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CIOCCOLATA CON PANNA A REBIBBIA

di Barbara Chiari

Oggi è il mio primo pomeriggio con le donne di Rebibbia. Prima di entrare Giovanna preannuncia cioccolata con panna e il tema della conversazione, che sarà l’arte.

Entriamo in una stanza colorata e piena di giochi, dove alla spicciolata iniziano ad arrivare le donne, alcune sorridenti, altre molto serie o forse solo timide. Mi colpiscono i loro volti, riconosco i tratti somatici dei rom, occhi allungati, visi triangolari. C’è una donna senza gli incisivi, due sorelle dallo sguardo profondo, un’altra sorridente e rumorosa. Alcune vanno e vengono.

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TRA ARTE E MAGIA ZIGANA

di Jole Falco

Il 28 novembre ho incontrato al nido del Carcere di Rebibbia dodici mamme per conversare e confrontarci sull’arte e la superstizione sorseggiando del cioccolato caldo.

E’ stato eclatante e sbalorditivo scoprire che un quadro di Caravaggio fosse interpretato come un gesto d’amore nei personaggi protagonisti.

Sarebbe parso più naturale e più vicino alle loro realtà etniche, dei Rom, la facile lettura del soggetto del quadro di Caravaggio.

Il quadro era “la zingara che legge la mano”…

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HALE BERS’EL (dai, siediti!)

di Elisa Rigoni

Sono cresciuta in un laboratorio di pasticceria e in una grande cucina. I miei primi lavori, a dieci anni, erano la vendemmia e la raccolta delle nocciole. Il cibo è stata ed è ancora una parte importante della mia vita. Forse allora non è un caso che mi sia toccato proprio il giorno in cui il tema della conversazione con le ragazze del nido era “Cibo e convivialità”.

Sabato di carnevale, tè al gelsomino, castagnole, frappe e due ore per stare insieme.

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EMOZIONI DENTRO

di Benedetta Mira

Sabato 27 febbraio ho avuto il piacere di partecipare all’incontro mensile con le donne detenute della sezione nido del carcere di Rebibbia di Roma, organizzato dall’associazione Aromainsieme.

Per me non era la prima che entravo in un carcere ma il clima e quello che abbiamo fatto in questa giornata mi ha lasciato molto sorpresa.

In questi incontri gli organizzatori scelgono un tema da trattare e in questo caso il tema scelto era “Tradizioni, riti e superstizioni”.

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8 MARZO AL NIDO DI REBIBBIA

di Marica Fantauzzi

Era esattamente un anno fa che incontrai per la prima volta le donne del nido di Rebibbia. Oggi molte di loro sono uscite, ma altre sono entrate.

Ci ritroviamo in cerchio, Giovanna Marina io e le donne con i loro figli. Giovanna rompe il ghiaccio come solo lei riesce a fare, cercando di rendere tutto il più normale possibile. Mangiamo il cornetto e beviamo il cappuccino come se fossimo in un bar qualunque, lontano da muri e da porte che sbattono. I bambini ci guardano incuriositi.

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IL SABATO DI PASQUA CON LE MAMME DI REBIBBIA

di Margherita Ferranti

E’ sabato: i bambini escono con i volontari della nostra associazione. Non è la prima volta che entro a Rebibbia, tuttavia oggi sarà diverso: non giocherò con i bambini e rimarrò con le mamme. Fuori dal carcere ci sono Giovanna e Mariarita ad aspettarci, ci spiegano che i temi che verranno trattati sono le tradizioni legate alle festività e l’abbandono.

Insieme a loro, io e Silvia entriamo nel nido di Rebibbia. Oggi è il sabato di Pasqua.

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