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LIBERTA’

La libertà ha il colore celeste, celeste chiaro o bianco o rosso o i colori dell’arcobaleno o quelli più dimessi del grigio chiaro. La libertà ha colori diversi, a seconda dello stato d’animo di queste mamme detenute, riunite in una stanza, detta nido, del carcere di Rebibbia.

La libertà è partecipazione, diceva un canta-poeta, ma partecipazione a cosa?

Il senso della libertà è relativo e, come dice una di queste donne, non è soltanto fuori di qui, ma è anche sentirsi liberi di vivere i propri affetti, la propria famiglia.

Oppure, sempre secondo lei, rubare 60000,00 euro e fare la bella vita.

Certo, questa affermazione colpisce, anche se non è solo dagli zingari (come si definisce lei) sognare una cosa del genere!

E comunque loro non parlano mai di rubare, ma di “lavoro”. C’è una di queste mamme che tiene a precisare che, anche loro, come tanti operai, si alzano la mattina presto per andare, appunto, a lavorare.

E quando io, forse inopportunamente, ma soltanto per cercare di capirne i meccanismi, pongo la domanda su cosa loro proverebbero a sentirsi derubati…beh, loro glissano, ridono e fanno battute, ma non rispondono.

Libertà è anche rimanere chiusi nella propria vita, nel proprio mondo ed accettare che sia il tuo uomo a dirigere la tua vita, perché per te questa è l’unica vita che conosci. E vuoi sentirti libera di rispettarne le regole e i modi di vivere del tuo popolo, del tuo clan. Anche se qualcun altro ti fa notare che c’è dell’altro, anche se qualche altra donna della tua stessa etnia, con impeto, ti butta in faccia il suo disappunto e la difesa della sua libertà di movimento.

Ma se tu pensi che la tua vita non sia fatta di costrizioni, che ubbidire al tuo uomo sia la normalità… allora, forse, anche questa è libertà.

E’ difficile mettersi in discussione, uscire dal proprio mondo per entrare in un altro a noi sconosciuto.

Ognuno di noi pensa di vivere nel giusto perché è questo che ci hanno insegnato i nostri “anziani”, e allora, finché ci stiamo bene, rimaniamoci, salvo accettare tutto ciò che il nostro mondo ci dà e ci toglie, il buono e il cattivo.

E quanta libertà c’è nelle vostre bellissime danze, dove vi fate trasportare da queste musiche meravigliose, dove lasciate che i vostri corpi vadano incontro ai suoni e si adattino perfettamente ad essi…

E quanto è bello danzare con voi, cercare goffamente di imitarvi (direi con scarso successo!) e terminare, come ogni avvenimento che si vive con voi, in questo turbinio di movimento e suono, suono e movimento, quasi a puntualizzare l’appartenenza, comunque di tutte, allo stesso mondo femminile.