Pages Menu
TwitterFacebook
Categories Menu

LA MIA PRIMA VOLTA IN CARCERE

di ANTONELLA PICARELLA

Sabato per la prima volta varco la soglia del carcere femminile di Rebibbia.

Le sensazioni sono un mix di agitazione, eccitazione, curiosità, nervosismo, avevo mille dubbi, mille domande. Come si svolgerà l’incontro? Cosa posso dire a queste donne per cercare di entrare in contatto con loro? Sarò all’altezza di farlo?

Entrando mi rendo conto subito che non era proprio il carcere che immaginavo, molto meno triste ed austero, quasi accogliente e anche colorato, ovviamente trattandosi della sezione asilo nido, creata e voluta dall’associazione di Leda Colombini.

Questo mi rilassa e forse mi fa sentire anche più a mio agio, e a rilassarmi è anche il fatto che a coordinare l’incontro ci fosse Maria Rita la psicologa con la quale ho fatto la formazione.

L’idea è quella di discutere su un tema scelto da lei, stavolta: “Futuro e vecchiaia”, ma capisco che poi è solo un’idea, un punto di partenza dal quale, a volte, si va verso tutt’altra direzione, esattamente come é accaduto stavolta.

Quando siamo entrate le donne, in maggioranza rom, stavano guardando “I Centopassi”, erano molto prese dal film e chiaramente infastidite dal nostro arrivo, c’è chi addirittura é visibilmente scocciata!

Maria Rita prende spunto dal film per chiederci se avessimo mai sentito il bisogno di ribellarci alla famiglia, e se l’avessimo mai fatto.

Qualcuna non aveva assolutamente voglia di parlare e di condividere le sue esperienze, qualcun’altra invece si é aperta tantissimo riguardo al suo trascorso.

È stato interessante vedere come da un inizio un po’ più freddino in cui erano scostanti, in cui sembravano non fidarsi, si é invece passati ad uno scambio al confronto, da cui sono venute fuori un sacco di cose interessanti, soprattutto per me che sono abbastanza ignorante riguardo alla cultura rom.

Ad esempio non avevo mai pensato quanto fosse difficile per una donna rom decidere di scappare dal campo, lasciare il proprio marito, ricominciare una vita diversa, anche volendolo.

Non c’é legge che la tuteli, non può rivolgersi a giudici né avvocati, cosi spesso si trova a dover scegliere tra la sua libertà e i suoi figli, inutile dire che nella maggior parte dei casi sceglie di accettare con rassegnazione la sua situazione, proprio per l’amore che la lega ai propri figli.

Devo dire che sono rimasta molto impressionata dal fatto che, quando Maria Rita gli chiede come si vedono da qui a 10 anni, o come immaginano il loro futuro, quasi tutte le loro risposte includevano il futuro dei loro figli, addirittura alcune risposte riguardavano solo quello, tipo: “spero di poter far studiare mia figlia..”, “spero di essere una brava madre..”Insomma è incredibile l’amore che nutrono per i propri figli!

Un’altra cosa che mi ha colpito molto è quanto sono rassegnate al loro status, é come se l’idea di cambiare vita non le sfiori nemmeno per un attimo, pensano sia una cosa impossibile: “ormai è tardi per noi..” diceva una donna..”speriamo per nostri figli possa essere diverso..”

Una ragazza racconta che il suo sogno nel cassetto sarebbe fare la pasticciera, ma è solo un sogno, perché dice che non ne ha nemmeno mai parlato con suo marito, pensa che non l’asseconderebbe, non si da nemmeno la possibilità di provarci.

Con questo incontro, che spero sia solo il primo di tanti, ho avuto conferma di quanto sia importante e quanto sarebbe utile per tutti, per noi e per loro(perché i pregiudizi sono da entrambe le parti) , avere più scambi di questo tipo.

Questo porterebbe noi ad avere meno pregiudizi verso queste comunità, a vederle intanto persone come noi, con dei sentimenti esattamente come i nostri, con i loro traumi e le esperienze dolorose alle spalle, proprio come qualsiasi essere umano, sembra banale, ma aiuta a mettercisi sullo stesso piano.

E allo stesso tempo porterebbe loro a capirci di più, a vedere che non tutti li odiano e li disprezzano solo perché sono “zingari”, che ci si può fidare di noi e che magari possono imparare addirittura qualcosa da noi, come noi da loro.

C’è bisogno di più interazione tra questi due mondi, più dialogo, tra queste due diverse reatà che camminano sue due strade parallele, ma comunque gomito a gomito, dove é inevitabile urtarsi a volte, perché allora non cercare, o almeno provare a camminare a braccetto, cercare un’integrazione?

4

LIBERTÀ

di Donatella Proietti

LEGGI LA STORIA
3

IL NOSTRO 25 APRILE

di Laura  Fersini

AIUTACI!
Dobbiamo raggiungere la cifra di €3600,00 per pagare il trasporto dei bimbi di Rebibbia al nido esterno.
DONA ORA